canti
I BALLI
I balli coreografati eseguiti dal Gruppo “I Strinari” si ispirano a questo secondo tipo di danza tradizionale, lasciando, invece, l’altro tipo di danza all’estro dei ballerini durante le cosiddette “tarantelle libere” ossia senza schemi fissi da rispettare. Inoltre si precisa che le coreografie di queste danze, pur realizzate con passi tradizionali, sono frutto della fantasia del coreografo e dei suoi coadiutori e si ispirano al tema che si vuole con esse rappresentare. Spesso le danze sono connesse con i canti riguardanti lo stesso tema e, quindi, eseguite in un tutt’uno con il canto o i canti corrispondenti. I balli possono essere eseguiti con un numero variabile di ballerini con delle opportune varianti.
A Strina
U ballu da vindigna
U ballu do cogghiolivi
A strisciata
U ballu de ziti
A ntinna
U ballu do tilaru
A tarantella de coculi
A vrica
Tarantella silana
U ballu da zza Popa
A Strina
Con i canti omonimi rappresenta la tradizione della strina, dalla quale il Gruppo trae la propria denominazione.
Il termine Strina deriva dalla dea Strenia che presiedeva gli antichi riti pagani da cui deriva la tradizione dello scambiarsi il regalo di Natale.
U ballu da vindigna
Con il canto “L’uvicella” vuole ricordare la tradizione della vendemmia, molto importante per la Calabria che, ancor prima di Magna Grecia, veniva denominata Enotria, che vuol dire, appunto, terra della vite, del vino. I movimenti dei ballerini si ispirano sia al momento della raccolta dell’uva, sia al momento della lavorazione e della sua trasformazione in quella bevanda prelibata che è il vino, di cui la Calabria è tra i migliori produttori. Di questa danza è stata predisposta anche una versione tutta femminile.
U ballu do cogghjaolivi
Questo ballo, con l’omonimo canto, vuole ricordare la tradizione della raccolta delle olive, molto importante per la nostra regione. Infatti la Calabria è tra le principali produttrici di olio di oliva e tra le prime regioni d’Italia per numero di frantoi effettivamente funzionanti. Anche in questo caso la danza s’ispira sia al momento della raccolta delle olive sia al momento della lavorazione e della trasformazione in olio. Questa danza, oltre che con un numero variabile di coppie, può essere eseguita con un numero di donne doppio rispetto agli uomini.
A strisciata
Questa danza , con il canto Meta Cumpagnu, vuole ricordare la mietitura, ricreando ciò che avveniva sull’aia, quando i contadini, stanchi dal lavoro, improvvisavano delle danze per concludere festosamente la giornata, La coreografia del ballo è liberamente tratta dall’omonimo ballo eseguito dal Gruppo Delle Sette Porte di Settingiano.
U ballu de ziti
Danza che rievoca il matrimonio. Nella coreografia si distingue la coppia di sposi, al centro, che esegue dei passi di danza diversi dagli altri ballerini. questo ballo si esegue con un numero dispari di coppie, in genere 3 oppure 5.
A Ntinna
Ballo che vuol ricordare l’atmosfera festosa che si respirava nelle sagre che si organizzavano nei paesi, ma anche nei rioni di Catanzaro, in particolare il giorno della Galilea (martedi dopo Pasqua), quando i Catanzaresi scendevano a valle della fiumarella per accogliere i mercanti di seta che tornavano dalla fiera di San Marco a Reggio C,. Durante queste sagre si allestivano dei giochi, come ad es, la cuccagna di cui a Ntinna è appunto l’albero. Particolarità di questa danza: ad un certo punto i volti dei ballerini puntano verso l’alto a simulare l’incitamento che si da a colui che si è arrampicato, verso la fine del ballo la coreografia assume la forma di una V per ricordare che Catanzaro è detta anche “città delle 3 V” (velluti, vento, Vitaliano).
U ballu do Tilaru
Danza molto importante in quanto ricorda l’arte della lavorazione della seta, dei vellluti e dei damaschi, che, introdotta nell’anno mille dai bizantini, andò sviluppandosi sotto le altre dominazioni, fino a caratterizzare la storia e l’economia della città. Vide il suo declino sotto i Borboni per le pesanti tasse che questi imposero ai lavoratori della seta, ma anche per pestilenze e terremoti che avevano avviato la fine di questo periodo fiorente. I movimenti dei ballerini cercano di riprodurre i movimenti del telaio.
Tarantella de coculi
Insieme al canto “U morzeddhu” celebra la tradizione culinaria della città di Catanzaro. Nell’antico rione dei Coculi (nome derivato dai sassi che compongono la pavimentazione) erano ubicate delle “putiche” (tra le quali quella di Angiulina citata nel canto) in cui era possibile consumare la prelibata pietanza a quaunque ora. Nella piazza , oggi piazza Larussa, si ballava poi la tarantella per aiutare la digestione.
A Vrica
Danza che vuole omaggiare il quartiere periferico di Santa Maria Zarapoti. A vrica è un arbusto che cresceva in prossimità dei fiumi, ma anche l’antica denominazione del quartiere che si era sviluppato in origine proprio in prossimità dello Zarapotamo, nome originario della fiumarella. Le movenze e le sonorità della danza ricordano la dominazione spagnola.
Tarantella silana
Con il canto stornellata silana decanta le bellezze della Sila che era considerata la panacea di tutti i mali. Questa danza viene eseguita in genere solo dallle donne , a volte, anche in formazione mista.
Zza Popa
Più che una vera e propria danza è una coreografia con passi di danza a completamento dell’omonimo canto che narra l’origine dell’odio tra cane e gatto e tra gatto e topo
ode a li strinari
Ode a li Strinari ( parodiando Calabria mia di Achille Curcio).
Quanta mbidia c’avimu sti Strinari chi giranu a Calabria nte i dui mari,
quanta mbidia ca puru tutti rutti
a giranu in lungo e largo, subra e sutta.
Non c’è cchiu gruppu chi ni po appattara
ca nunnhu ava a Salvatore De Piscupu contentu e affaticatu,
E ad Annamaria chi, quandu cumincia a recitara, addhucia i ricchj puru a lu nzurdatu.
C’è Davide chi para ca ava nu microfunu ncorporatu
E Francesco Rocca chi para nu diavulu spirdatu
Gisella e Anna Martinu ? non da parramu su sempre in posa, fannu fotografii puru nto ranu
Petru sempra prontu m’aiuta tutti quanti
e Antonella chi prega tutti i santi
Francescu u fisarmonicista?
Sempa prontu puru si ogni tantu scambia chinna pe chista,
Pinu Lamanna, sempa presente
ma para nta nu mundu differente
Rosanna chi ogni tantu cca cumpara,
a la scordata, comu a Madonna do Rosaru
E Mimmone? Tutto nu misteru è
quandu c’è non vena e vena quandu non c’è
e nonostante u cellulare novu
mancu Chi l’ha vistu riescia mo trova
Tania chi nu pocu borbotta ma poi si fa na risatina,
Maria Cristina chi para ca ci jettaru na jestima,
Giorgina chi lavora sira e matina
Fiorenza queta queta para na fatina
si, chiddha turchina
poesia
TERRA MIA
Mara d’amuri
Apara l’occhi a stu sula nostru
c’ava u potera ma sboccia puru i jinostri,
m’asciuca i fhjumari, i muntagni
e a peddha e l’omini.
Terra forta ….
trema, ma rivigghi puru i morti
apara u cora de genti maligni.
Ventu ducia…
accarizza l’occhi vagnati e d0lura
annaca nu pocu u picculu omu
cu a cudiddha rutta da fatica.
Celu limpidu …
abbrazza sta terra, sti paisi,sti genti
chi amanu u stessu e senza ritegnu.
Annamaria Russo
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