Gruppo Folklorico "I Strinari" - Città di Catanzaro - APS
Il Gruppo Folklorico “I Strinari” – Città di Catanzaro è un’associazione senza scopo di lucro, nata nel 1976 ad opera di alcuni giovani di Catanzaro desiderosi di conoscere e di tramandare le tradizioni più schiette e genuine della propria terra.
Attualmente il gruppo è costituito da circa 20 persone, studenti e professionisti, che dedicano gran parte del proprio tempo libero all’unico fine di promuovere l’immagine storico culturale del territorio di appartenenza attraverso la riscoperta, la conservazione, la valorizzazione e la diffusione dei canoni di vita popolare tipici del folklore calabrese, mediante trasposizioni sceniche con canti, danze, coreografie, che evidenziano i momenti caratterizzanti l’antica società calabrese ; vengono riproposte sia le tradizioni connesse con i vari aspetti della società contadina che ci conducono alle origini agro-pastorali della civiltà calabrese, sia le tradizioni più tipicamente cittadine, basta citare “U ballu do tilaru” che s’ispira alla grande tradizione serica che ha segnato la storia della città di Catanzaro. Non può mancare nel folto repertorio la tradizione greco-romana della “strina” dalla quale il gruppo trae la propria denominazione. Particolare attenzione è rivolta ai giovani ai quali s’intende trasmettere la conoscenza delle proprie radici e la passione per la propria terra e per la propria cultura ed agli anziani che solitamente, durante le esibizioni, hanno l’occasione di rivivere momenti della loro giovinezza e di un passato ormai lontano.
L’associazione, inoltre, i pone quali obbiettivi principali l’aggregazione e lo scambio costruttivo tra culture di paesi diversi; la diffusione della cultura popolare tra gli emigrati al fine di contribuire a sostenere e rafforzare l’identità originaria ed i rapporti con la terra d’origine.
COstumi
Il costume femminile , finemente lavorato a mano con ricami e decorazioni in oro, argento e seta colorata, è il costume indossato fino alla prima metà dello scorso secolo dalle popolane dell’antico borgo di Gagliano, quartiere periferico della città di Catanzaro, di origine anteriore a quelle della stessa città. E’ cosi composto: “a cammisa”, una lunga camicia bianca che ricopre tutto il corpo, “u pannu”, un panno di colore rosso per le maritate e verde per le nubili che avvolge tutto il corpo; ” u dubriettu”, una lunga gonna blu plissettata che si raccoglie a mò di coda di pavone per favorire il lavoro nei campi; “u bustinu”, un corpetto, diversamente colorato, che avvolge il busto; “u jppuna”, una giacchetta di velluto nero; colli e manicotti coordinati; “u mandila”, il copricapo bianco con riflessi argentati o dorati; “u mantesinu”, il grembiule finemente ricamato e lavorato a mano in oro, argento e seta colorata. Questo costume è stato ricavato sul prototipo originale conservato da un’anziana donna per il momento del trapasso. Rispetto all’originale è stato ravvivato nei colori per motivi scenici e per lo stesso motivo è stato tolto un fiocco sulla spalla sinistra che ostacolava il movimento dei ballerini. Il costume maschile è il costume del pastore, personaggio tipico del folklore calabrese, comune a tutta la regione con solo qualche differenza nei dettagli. Caratteristiche le calzature dette “ciocie” o “calandreddhi” perchè provenienti dalla Ciociaria
repertorio
Composto da danze e canti che evidenziano i momenti caratterizzanti l’antica società calabrese . Nello spettacolo vengono riproposte le tradizioni connesse con i vari aspetti della società contadina; balli che s’ispirano alla raccolta delle olive, alla vendemmia, alla mietitura e canti che possono essere propiziatori, o di ringraziamento per il raccolto avvenuto, o, talvolta, di protesta verso il padrone sfruttatore, ci conducono alle origini agro-pastorali della civiltà calabrese. Nel repertorio ampio spazio è dedicato anche al tema delle dominazioni con un viaggio scenico attraverso i vari secoli. Vengono riproposte le tradizioni più tipicamente cittadine, basta citare “U ballu do tilaru” che s’ispira alla grande tradizione serica che ha segnato la storia della città di Catanzaro, tradizione che ritroviamo anche in “Donna Candia”, canto importantissimo il cui testo è riportato nei testi storici che trattano l’arte serica in Catanzaro; oppure alla tradizione culinaria del morzello che viene riproposto con un canto tratto da un’opera in versi di Giovanni Sinatora dal titolo “Catanzaru”. Particolare attenzione è rivolta anche ai diversi quartieri della città con danze quali “A tarantella de’ coculi” e “A vrica”; alle bellezze dell’intera regione ed a temi basilari per la storia della Calabria, quali il brigantaggio e l’emigrazione. Non può mancare nel folto repertorio la tradizione greco-romana della “strina” dalla quale il gruppo trae la propria denominazione, che viene riportata in scena con un alternarsi di danza e canti.
STRUMENTI
La fisarmonica è tipica delle regioni dell'Italia centrale, in particolare Marche ed Umbria, ma da tempi remoti è utilizzata anche nel folklore delle regioni meridionali. L'organetto è lo strumento a mantice più tipico, in realtà importato dall'Abbruzzo, viene anche costruito in Calabria. Molto utilizzato nella viddhaneddha reggina, ossia nelle tarantelle di origine greca. Tamburello di dimensioni variabili, generalmente di pelle di capra. Si usa per accompagnare le tarantelle con l'organetto o la fisarmonica. La chitarra battente è una variante della chitarra acustica. E' cosi chiamata per il modo d'uso, cioè per il battito che la mano destra produce sulle corde e sulla cassa armonica. A diferrenza della chitarra acustica ha quattro corde, molto sottili, ed una forma caratteristica con il fondo bombato. La lira è uno strumento antichissimo importato probabilmente dall'isola di Creta ai tempi della Magna Grecia. Molto diffusa anticamente nella Locride e nel Vibonese. E' formata da un unico pezzo di legno, incavato a forma di pera. Ha tre corde che vengono suonate con un archetto. Il mandolino è uno strumento a quattro corde di origine settecentesca; di tradizione prettamente napoletana, è utilizzato in tutto il sud Italia particolarmente per le sonate melodiche. I fischietti o zufoli sono flauti di canna molto diffusi in tutta la regione tra pastori e contadini. Di produzione artigianale possono avere dimensioni diverse e, quindi, un numero di buchi diversi.
Significato del nome
Il termine dialettale “Strinari” deriva dalla tradizione greco romana della “strina” che consiste nello scambiarsi il regalo di Natale ed il cui nome si deve alla Dea Strenia, che presiedeva un antico rito pagano da cui l’attuale strina deriva. I “strinari” erano coloro che, durante le festività natalizie, si recavano in gruppo presso parenti ed amici e cantando e danzando chiedevano il regalo di Natale, appunto “a strina” che consisteva per lo più in prodotti della terra e qualche volta in denaro.,
PRossimi eventi
sabato 25 luglio Cavorà di Gimigliano
giovedi 30 luglio Villa Grandinetti Nocera T. (Cz) evento privato
lunedi 3 agosto Briatico (Vv)
sabato 8 agosto Simeri Borgo (Cz)
domenica 9 agosto Tenuta "Il Feudo" Curinga (Cz) evento privato
martedì 11 agosto Cortale (Cz) raduno gruppi folk
mercoledi 5 agosto Caladune Resort Pizzo C. evento privato
mercoledì 12 agosto Gagliato (Cz)
mercoledi 19 agosto Caladune Resort Pizzo C. evento privato
mercoledi 26 agosto Caladune Resort Pizzo C. evento privato
